Contratti di rete – Il dato nazionale al 3 Giugno 2017

Il numero delle aziende che decidono di partecipare ad un contratto di rete di imprese continua ad aumentare, seppure lentamente.
Il numero complessivo delle imprese coinvolte è di oltre 19.000, dato rilevato al 3 Giugno 2017.
Alla stessa data dello scorso anno le imprese in rete erano poco più di 14.400, quindi l’incremento è significativo (+31%) ma nello stesso tempo poco rilevante;  come il numero delle reti passato  da 2.880 a 3.791 (+31,6%).

Contratti di rete – Il dato assoluto

La suddivisione per regione  calcolata con i numeri assoluti che vengono pubblicati  mensilmente dalla rilevazione del Registro Imprese indicano in Lombardia (2.979), Veneto (1.872), Lazio (1.831) e Toscana (1.741) le regioni nelle quali la stipula di un contratto di rete ha maggiormente successo; vale la pena di annotare che anche il numero assoluto meriterebbe un approfondimento nella valutazione, presentandosi a volte la partecipazione di un numero consistente di imprese per un’unica rete, dato questo che fa lievitare in modo consistente il totale regionale.

Contratti di rete – Il dato comparato

La poca rilevanza del fenomeno emerge dalla comparazione tra il numero delle imprese già in rete e il numero delle aziende esistenti. E’ infatti questa la misurazione più coerente quando si voglia valutare il dato quantitativo.
Le imprese in rete rappresentano appena lo 0,3% del totale; questo significa che solo 
3,32 aziende su 1.000 hanno aderito ad un contratto di rete.

Il grafico sottostante evidenzia che il migliore rapporto rapporto ottenuto, pari a circa tre volte il dato nazionale, è quello esistente in Friuli Venezia Giulia con 9,68 imprese su 1.000, regione seguita da Abruzzo (6,3), Umbria, Toscana e Veneto con più di 4 imprese in rete su 1.000. Seguono le altre regioni con in coda il Molise, ultima regione  sia in valore assoluto (39 imprese interessate) che in termini relativi (1,16 imprese su 1.000).

Rete di imprese – Strategia e progettualità

Altro aspetto da verificare sarebbe il dato qualitativo, valutazione da incentrare sui contenuti del progetto e sulla sua realizzazione. Quante reti siano effettivamente attive e quante nate, prevalentemente con la“spinta politica” delle associazioni di categoria, siano oggi inattive è un dato non disponibile.

In conclusione si può però affermare che, oltre alla presenza del deleterio individualismo che limita la necessaria aggregazione tra PMI, il dato quantitativo rileva l’incapacità o la pigrizia di gran parte dell’imprenditoria italiana riguardo a strategia e progettualità pure in presenza di uno strumento agile e propositivo come il contratto di rete.

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